PATRIMONIO IMMATERIALE

PATRIMONIO IMMATERIALE E CONVENZIONE DEL 2003

 

La Convenzione approvata dall’UNESCO nel 2003 e ratificata dall’Italia nel 2005  nasce dalla acquisita consapevolezza che le forme immateriali della cultura (meglio definite nell’art. 2 della Convenzione stessa)  radicate nella storia e nel tessuto sociale dei Paesi sono risorse fondamentali di identità e diversità culturale. Al pari dei siti culturali e naturali, esse vanno preservate e tutelate come Patrimonio universale e trasmesse come parte viva del passato alle generazioni che verranno.

 

La Convenzione del 2003 rappresenta dunque un’estensione del concetto di “patrimonio” ed ha un rapporto di complementarietà organica con quella del 1972 sul Patrimonio Culturale e Naturale.

 

Già  nel 1989 la Raccomandazione sulla Salvaguardia della Cultura Tradizionale e del Folklore identificava all’art. 1 “la diversità con l’unicità e la pluralità delle identità dei gruppi e delle società che costituiscono l’umanità. Come fonte di scambio, di innovazione e creatività, la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura”.

 

I capolavori immateriali si affiancano ai siti  (culturali e naturali) patrimonio dell'umanità: mentre questi ultimi rappresentano cose tangibili (il centro storico di una città, un complesso archeologico o architettonico, un monumento o un luogo naturale) i primi rappresentano antichi saperi, manifatture  e tradizioni che non hanno una codificazione scritta ma sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni. L'UNESCO si è posto il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali

 

L'art.2 della Convenzione definisce così i patrimoni culturali immateriali:

 

« le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how - come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi - che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana »

 

Gli elementi italiani iscritti nella Lista per la Tutela del Patrimonio Immateriale sono 6:

 

- 2008 Opera dei Pupi siciliani;

- 2008  Canto a tenore sardo;

2012  Saper fare liutario di Cremona;

- 2013  Dieta mediterranea, elemento “transnazionale” (comprendente oltre all’Italia anche  Cipro, Croazia, Grecia, Marocco,  Spagna e Portogallo);

- 2013 Feste delle Grandi Macchine a Spalla  (La Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Faradda dei Candelieri di Sassari, il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo);

- 2014 Vite ad alberello di Pantelleria

- 2016 Falconeria

 

Le proposte di candidatura alla Lista del patrimonio Immateriale seguono un iter analogo a quello del Patrimonio Culturale, con alcune variazioni dovute proprio alla particolare natura non tangibile di questi beni.

 

Il modulo di candidatura, che è il primo documento da inviare alla Commissione nazionale attraverso posta ordinaria o posta elettronica  all’indirizzo: comm.unesco@esteri.it; è disponibile sul sito: http://www.unesco.org/culture/ich/en/forms