SESIA-VAL GRANDE

Il geoparco Sesia Val Grande si trova nel Piemonte nord-occidentale, in un'area che si estende dal Lago Maggiore al confine con la Svizzera, fino al Monte Rosa al confine con la Val d’Aosta. Qui la rilevanza scientifica degli aspetti geologici si fonde con l'influenza che da sempre la matrice geologica ha avuto, e continua ad avere, sulla cultura dell'uomo. L'importanza geologica di quest'area è legata ai processi di formazione delle Alpi, che hanno deformato la crosta terrestre tanto da farne emergere le parti più profonde: qui si trova una delle più spettacolari sezioni della crosta terrestre, all'interno della quale è addirittura possibile vedere il sistema di alimentazione di un supervulcano fossile, dalle rocce più superficiali della caldera fino a 25 km di profondità.

Storia

La Val Grande, chiusa tra le montagne dell'Ossola, il bacino del Lago Maggiore e la Valle Cannobina, vede la presenza di pastori almeno dal XIII sec. e, dal XV sec., anche di boscaioli.

Con la fine della seconda guerra mondiale, taglialegna e alpigiani abbandonarono la Valle e il bosco riprese il sopravvento.
Nel giro di 50 anni la Val Grande ha assunto un aspetto così impervio e selvaggio che nel 1977 è stata individuata dall'Associazione Italiana per la Wilderness come una delle aree del settore più interessanti a livello internazionale.
L'idea di istituire un parco risale però al 1953 e fu allora sostenuta dal sen. Raffaele Cadorna e dall'on. Natale Menotti.

L'idea fu ripresa nel 1963 dal professore Mario Pavan dell'Università di Pavia.
L'Azienda di Stato delle foreste demaniali istituì, nel 1971, dopo aver acquistato molte proprietà comunali e private, la Riserva naturale integrale del Pedum e la Riserva naturale orientata del Mottac, per un territorio complessivo di circa 3.400 ettari.

Nel 1974 nel programma della Sezione novarese di Italia Nostra compare un'articolata proposta per la costituzione di un "Parco naturale della Val Grande" che avrebbe dovuto conglobare anche la Valle Cannobina e raggiungere il confine di Stato tra l'Italia e la Svizzera. Di questo parco veniva auspicato l'allargamento al territorio svizzero. Il progetto fu pubblicato in "Val Grande parco naturale" (a cura di T. Valsesia) sulla rivista "Novara" edita dalla CCIA di Novara - L'anno prima Robi Ronza si era fatto promotore dell'istituzione di un "parco inter-regionale della Val Grande di Cossogno" ("Cooperare", Milano, giugno 1973).

Nel 1982 il consigliere regionale Nino Carazzoni presentava una proposta legislativa per "l'istituzione di un parco naturale della Val Grande". In questo periodo l'associazione italiana Wilderness, nella persona del suo presidente, Franco Zunino, sosteneva, a livello internazionale, che era necessario salvaguardare la Val Grande come area Wilderness.
Nel libro "Val Grande, ultimo Paradiso", pubblicato nel 1985, Teresio Valsesia riprendeva l'idea del Parco.

Sempre nel 1985, in occasione del convegno sul turismo integrato, organizzato dal Comprensorio Verbano-Cusio-Ossola e tenutosi a Verbania, gli amministratori della Valle fecero propria l'iniziativa di istituire il parco, e precisamente un parco nazionale.

Nel 1987 con il convegno "Val Grande, ultimo Paradiso", organizzato dagli enti locali, venne costituito un Comitato promotore per l'istituzione del parco, formato da Comuni, dalle Comunità montane, dalla Regione Piemonte e dalle associazioni ambientaliste, che dette vita ad una commissione paritetica ministeriale.
Ci vollero cinque anni per raggiungere l'obiettivo. In questo periodo fu importante e decisivo l'interessamento dell'allora ministro dell'ambiente Giorgio Ruffolo, del presidente della commissione ambiente e degli assessori regionali ai parchi Bianca Vetrino e Enrico Nerviani. Il 4 dicembre 1989 un decreto del Ministero dell'Ambiente individuava la Val Grande come zona di importanza naturalistica internazionale.
Sulla base della legge n. 394 del 1991 Il Parco Nazionale Val Grande veniva istituito il 2 marzo 1992 dal Ministro dell'Ambiente Valdo Spini sul territorio dei seguenti comuni: Beura Cardezza, Caprezzo, Cossogno, Cursolo Orasso, Intragna, Malesco, Miazzina, Premosello Chiovenda, San Bernardino Verbano, Santa Maria Maggiore, Trontano.

Il 23 novembre 1993, con Decreto del Presidente della Repubblica, nasceva l'Ente di gestione del Parco. Dopo la nomina, avvenuta nel febbraio 1994, di Franca Olmi alla presidenza del Parco, l'Ente Parco si è insediato il 16 maggio 1994.

Nel 1995 venne nominato il Direttore nella persona del dott. Giuliano Tallone. Negli anni successivi ci fu un ulteriore significativo passo con la richiesta del comune di Premosello Chiovenda di inserire nel Parco la frazione Colloro, e con i comuni di Aurano e Vogogna che chiesero di poter entrare a far parte del Parco con una parte del proprio territorio. L'ampliamento fu approvato con D.P.R. del 24.06.1998.

Geologia del geoparco

Il territorio del Sesia Valgrande Geopark contiene una straordinaria varietà di rocce e forme del paesaggio che derivano da diversi processi geologici: tutta l'area mostra ancora oggi gli effetti delle numerose vicende che l'hanno trasformata in centinaia di milioni di anni.
L'importanza della geologia del Sesia Valgrande Geopark è legata alla possibilità di riconoscervi diversi processi orogenetici: quelli che hanno formato dapprima antiche catene montuose ormai scomparse, e poi, quelli responsabili della genesi delle Alpi, prodotto dello scontro fra il continente africano e quello europeo. Si tratta di fenomeni che hanno portato alla luce rocce molto profonde della crosta terrestre e del mantello, ora visibili in una delle più spettacolari sezioni geologiche al mondo. In sequenza, vi si osservano diversi tipi di rocce, da quelle più profonde (rocce plutoniche e metamorfiche) a quelle più superficiali (rocce vulcaniche e sedimentarie). Pur coinvolte nella collisione fra i continenti, queste rocce hanno mantenuto caratteristiche distintive, riconducibili a precedenti vicende geologiche. Pertanto, esse costituiscono un modello di riferimento per l’interpretazione dei dati scientifici sulla crosta continentale.
A rendere ancora più straordinaria la sezione geologica del Geoparco è l'esistenza, nella sua parte meridionale, del cosiddetto “Supervulcano del Sesia”. Vi si riconoscono le rocce appartenenti al suo profondo sistema di alimentazione e alla sua caldera, formatasi con un'eruzione esplosiva.
A nord ovest del Supervulcano, lo scontro fra i continenti ha invece profondamente trasformato le rocce, generando una struttura geologica molto complessa. Le enormi forze in gioco hanno fratturato la crosta terrestre, impilandone i frammenti gli uni sugli altri come in un gioco di carte e piegando le rocce, rese duttili da temperature e pressioni elevatissime. L'insieme di questi processi ha trasformato gli stessi minerali che costituiscono le rocce, formandone di nuove: le rocce metamorfiche.
“Confine” fra i due continenti, l'uno conservato in modo eccezionale e l'altro trasformato profondamente, è la Linea Insubrica: si tratta di un insieme di spaccature allineate (faglie), lungo le quali si sono concentrati i movimenti tettonici della crosta terrestre durante le ultime fasi dell'orogenesi alpina.
Ma le montagne del geoparco non conservano solo testimonianze dei fenomeni interni del nostro pianeta: vi si trovano pure splendide forme di modellamento della superficie da parte dei ghiacciai, con le loro espansioni e i loro ritiri, e da parte dei fiumi: processi ancora attivi di cui è possibile osservare sia l'azione che gli effetti.
Insomma, nelle diverse rocce e forme del paesaggio del Geoparco possiamo leggere numerose vicende di una lunghissima storia geologica: una “geodiversità” che ci racconta di antichi oceani, continenti in movimento, vulcani e glaciazioni. Si tratta di un vero e proprio patrimonio geologico: non solo testimonianze delle dinamiche del nostro pianeta, ma anche fenomeni che hanno profondamente influito sullo sviluppo della cultura locale.